VESUVIO: IL MONITO (MAI ASCOLTATO) DELL’EPITAFFIO DI PORTICI. SERVIRA’ A QUALCOSA IN FUTURO?
Dopo l’eruzione del 1631, il Vicerè Emanuele Fonzeca Zunica incaricò il padre gesuita Orso di dettare un epitaffio in latino, come monito per le popolazioni future. L’epitaffio, ancora visibile, è collocato all’imbocco di Via Gianturco a Portici ed è considerato il primo manifesto di protezione civile al mondo.
Tratto da pummarulella.com
Nel 1631 si verificò quella che è forse la più terribile delle eruzioni del Vesuvio. L’incubo cominciò il 16 dicembre, con un strana nube che crebbe a dismisura, trasformandosi in una colonna di fumo. Caddero scorie, lapilli e ceneri. Il mattino del secondo giorno, mentre il suolo continuava a vibrare, un diluvio trascinò a valle spaventose correnti di fango. Le acque sommmersero in gran parte, oltre ai paesi nord orientali, anche Portici, San Giorgio e Resina. Il cono si spacco al centro e ai lati, eruttando un mare di lava, con un fronte largo fino ad un chilometro, che divorò boschi, campagne e case.

Il flusso proveniente da Resina investì ad alta velocità l’abitato di Portici, penetrando in mare. In certi punti creò una muraglia di lava alta sette o otto metri, che è ancor oggi visibile nel Parco superiore e lungo la scarpata della ferrovia tra Villa Bruno e la Bagnara. Un braccio di lava più esile tagliò in due Portici da Largo Croce al Trio. Un’altra colata si insinuò verso Leucopetra, toccando il lido, molti porticesi restarono prigionieri tra due ali di fuoco, bombardati dai proiettili scagliati dal cratere ed altri non riuscirono a trovare riparo in tempo.
Alla fine saranno settanta le famiglie sterminate dalla furia del vulcano. Due terzi di Torre del Greco furono azzerati, poche case si salvarono a Torre Annunziata, il fiume Sarno fu deviato, Boscotrecase fu rasa al suolo, Resina fu colpita gravemente, San Giorgio fu distrutta per la gran parte, mentre a Somma fu ritrovata una bomba vulcanica di 25 tonnellate.
La superficie della massa lavica fuoriuscita dal vulcano fu di 15 milioni di metri quadrati, mentre il suo volume fu di 73000 metri cubi. Le polveri e le ceneri del Vesuvio, trasportate dai venti, si spinsero sino alla città di Costantinopoli, i morti furono in totale quattromila, seimila i capi di bestiame perduti, mentre i danni complessivi ammontarono ad una cifra molto vicina alle centinaia di milioni di euro.
Quando il Vesuvio si placò, qualche giorno dopo, la circonferenza del cratere era più che raddoppiata e la cima del cratere decapitata di 160 metri.
Dopo l’eruzione del 1631, il Vicerè Emanuele Fonzeca Zunica incaricò il padre gesuita Orso di dettare un epitaffio in latino, come monito per le popolazioni future. L’epitaffio, ancora visibile, è collocato all’imbocco di Via Gianturco a Portici ed è considerato il primo manifesto di protezione civile al mondo.

L’epitaffio è posto nell’attuale angolo tra Corso Garibaldi e Via Gianturco, subito alla sinistra del Palazzo Ruffo di Bagnara. Di seguito sono riportati la versione originale in latino e la traduzione in italiano realizzata dal Lions Club “Portici Miglio D’Oro” riportata su un cartello posto a destra dell’Epitaffio.
